Le nuove infrastrutture strategiche dell’Africa passano dal digitale. E l’Italia con il Piano Mattei ha già aperto la strada.
May 18, 2026
Nel confronto geopolitico ed economico che oggi attraversa l’Africa, il digitale non è più un settore tra gli altri. È infrastruttura strategica. È il terreno su cui si misurano capacità dello Stato, competitività delle imprese, attrattività degli investimenti e qualità dei servizi. Per questo parlare oggi di digital public infrastructure significa parlare non solo di innovazione, ma di sovranità economica, crescita industriale e modernizzazione istituzionale. Il punto è chiaro: senza identità digitali affidabili, pagamenti interoperabili, registri pubblici robusti, scambio sicuro dei dati e servizi digitali accessibili, la trasformazione tecnologica resta frammentata. Anche l’intelligenza artificiale, al centro del dibattito globale, rischia di poggiare su fondamenta troppo deboli.
Non a caso, la Banca mondiale continua a indicare come obiettivo strategico per il continente il fatto che entro il 2030 ogni individuo, impresa e governo africano sia “digitally enabled”. E non a caso l’International Telecommunication Union (ITU) ricorda che nel 2024 soltanto il 38% della popolazione africana utilizzava internet, mentre si stima che 416 milioni di persone usino internet mobile ma che circa tre quarti della popolazione restino ancora non connessi. Il dato è semplice: il margine di crescita è enorme, ma si gioca sulla qualità delle infrastrutture, non solo sulla diffusione di strumenti. È esattamente su questo terreno che il Piano Mattei ha già prodotto una discontinuità reale. Ha rimesso il digitale dentro una visione organica della proiezione italiana in Africa, non come tema ancillare, ma come leva di sviluppo, connessione economica e rafforzamento delle filiere.
Il Governo italiano lo ha collocato fin dall’inizio tra le direttrici del Piano, accanto agli altri pilastri strategici, e negli ultimi mesi ha rafforzato in modo evidente il raccordo tra Piano Mattei e Global Gateway europeo, anche sul versante delle infrastrutture e delle interconnessioni digitali, come ad esempio il Blue Raman Cable e l’AI Hub for Sustainable Development. Il vertice congiunto del 2025 tra Italia-Commissione europea sul Piano Mattei e Global Gateway e gli atti successivi hanno reso visibile una scelta precisa: fare dell’Italia uno dei motori della proiezione europea in Africa, anche sul digitale. In questo quadro, la Digital Flagship del Piano Mattei, finanziata dal Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale con il supporto tecnico del Centro UNDP di Roma, è il programma faro che traduce questa visione in progettualità concreta. L’iniziativa, negli ultimi mesi, ha lavorato alla costruzione di progettualità condivise con Paesi partner come Costa d’Avorio, Mozambico, Senegal e Ghana, attraverso un metodo di co-creazione che mette insieme, grazie alla rete diplomatica delle Ambasciate Italiane, AICS e la presenza degli Uffici Paese di UNDP, attori chiave quali: istituzioni italiane, governi africani, rappresentanti di aziende pubbliche e private, competenze tecniche, ecosistemi dell’innovazione e filiere locali. Il valore politico del programma sta proprio qui: non proporre soluzioni standard, ma costruire con i Paesi partner traiettorie digitali coerenti con le loro priorità di crescita economica, industrializzazione e trasformazione sociale.
Questo è il punto che più interessa anche al mondo produttivo. Per il settore privato, le digital public infrastructures non sono una materia amministrativa: sono l’architettura che riduce il rischio, abbassa i costi di transazione, aumenta la prevedibilità, facilita pagamenti, servizi, tracciabilità, accesso al credito, relazione con la pubblica amministrazione e sviluppo di nuovi mercati. Dove queste infrastrutture esistono, le imprese possono investire meglio, operare con più efficienza e crescere più rapidamente. Dove mancano, anche le migliori iniziative imprenditoriali restano frenate da frammentazione, scarsa interoperabilità e debolezza regolatoria. In altre parole, il digitale diventa davvero interessante per il settore privato quando smette di essere solo tecnologia e diventa infrastruttura economica. In questo quadro, emerge con forza un altro elemento decisivo: il capitale umano. Con l’avanzare dell’economia digitale e delle tecnologie ad alta intensità di automazione, i Paesi africani avranno sempre più bisogno di competenze in grado di affiancare e valorizzare queste trasformazioni. La digitalizzazione non può quindi essere solo un processo tecnologico, ma deve essere accompagnata da un investimento strutturato nello sviluppo delle competenze, nella formazione e nei sistemi educativi. Ed è qui che l’Italia sta giocando una partita distintiva. Non limitandosi a finanziare o accompagnare singoli progetti, ma portando in Africa il meglio delle proprie eccellenze: capacità industriali, soluzioni tecnologiche, know-how regolatorio, filiere dell’innovazione, università, centri di ricerca, operatori dei servizi digitali, soggetti finanziari e competenze tecniche. Il Piano Mattei sta iniziando a mettere a sistema questi attori, insieme a MAECI, CDP e ad altri soggetti del Sistema Italia, costruendo una piattaforma più ordinata e più credibile di presenza economica italiana nel continente.
È questo che rende la Digital Flagship più di un programma settoriale: la rende una infrastruttura di partenariato tra interessi strategici italiani e priorità di sviluppo africane. Sul piano europeo, questo ha già prodotto un altro effetto rilevante: una maggiore capacità italiana di orientare e connettere iniziative, priorità e strumenti all’interno del quadro Global Gateway. Il ruolo dell’Italia nel Digital for Development Hub dell’Unione europea e il rafforzamento della sinergia tra Piano Mattei e Global Gateway mostrano che il lavoro di connessione politica e operativa avviato da Roma non è solo diplomazia di cornice, ma costruzione di posizionamento strategico per il Sistema Paese. Anche per questo, in diversi contesti africani il profilo italiano nel digitale è oggi più visibile, più credibile e più spendibile all’interno dell’approccio Team Europe. Su questo sfondo, il Rome Centre di UNDP svolge una funzione precisa e sempre più strategica. In quanto hub di UNDP per il supporto alla finanza per lo sviluppo e per la costruzione di iniziative trasformative, il Rome Centre aiuta a rafforzare l’approccio del Piano Mattei dentro la concretezza dei Paesi partner: accompagna il dialogo con le istituzioni, sostiene la preparazione delle iniziative, collega attori pubblici e privati, e contribuisce a strutturare programmi bancabili e implementabili anche in contesti complessi.
La stessa traiettoria del Rome Centre va in questa direzione: fare di Roma una piattaforma operativa capace di connettere priorità italiane, capacità multilaterale di UNDP e domanda concreta dei Paesi partner. Per questo la Digital Flagship va letta per ciò che è davvero: non un’iniziativa sul digitale, ma una delle forme più avanzate con cui l’Italia, grazie al Piano Mattei, sta ridefinendo il rapporto tra Italia e Africa. Un rapporto meno fondato sulla logica del progetto isolato e più orientato alla costruzione di ecosistemi, infrastrutture, partenariati produttivi e filiere. In questa prospettiva, il digitale è insieme mezzo e moltiplicatore: abilita servizi, modernizza amministrazioni, rafforza l’ambiente d’impresa, crea spazio per capitale e innovazione. Ed è qui che si misura la portata strategica dell’iniziativa. Perché chi contribuisce oggi a costruire le infrastrutture pubbliche digitali dell’Africa non sta solo sostenendo la transizione tecnologica del continente. Sta contribuendo a definire i mercati di domani, gli standard di domani, le filiere di domani. L’Italia, attraverso il Piano Mattei, il ruolo di regia del MAECI, il lavoro di sistema con gli attori nazionali e la capacità di traduzione operativa del Rome Centre di UNDP, ha già scelto di stare in questa partita. E la Digital Flagship è una delle prove più concrete che quella scelta è già diventata azione.